DIFESA CIVILE

“Hannibal ad portas” fu il richiamo dei Romani di fronte all’incombente minaccia Cartaginese.

Dopo tanti secoli sembra riecheggiare un simile allarme sul pericolo di un confronto militare diretto in Europa in rapporto all’insufficiente sistema militare-industriale occidentale. Anni di spensierato ottimismo pacifista hanno prodotto una pur prevedibile impreparazione alla difesa, cui oggi si cercherebbe di rimediare.

Le pubbliche prese di posizione di organi ufficiali non sembrano aver avuto grande impatto nell’opinione pubblica, altrove orientata. Clangore di trombe e rombi di cannone  non solo ad oriente non bastano ad allertare l’attenzione di un popolo distratto. Solo alcune nazioni del Nord Europa hanno cominciato a revisionare le affrettate decisioni di abbandonare (per anni) i dispositivi di protezione della popolazione dei tempi della guerra fredda, che coprivano, in certi casi, il 99% dell’intera esigenza nazionale.

Paradossalmente alla rinnovata attenzione verso i budget militari continua a permanere nel limbo di un comodo oblio l’argomento DIFESA CIVILE, che pur rimane uno dei tre pilastri basilari della difesa nazionale, insieme alla difesa militare e alla protezione civile.

Una visione globale della sicurezza prevede, tuttavia, una più complessa composizione del sistema di DIFESA TOTALE risale al 1984, inizialmente adottata da Svizzera e Svezia, più sensibili alla sicurezza in relazione alla loro tradizionale neutralità: militare, civile, sociale, economica, psicologica.

I recenti avvenimenti bellici, sempre più coinvolgenti le popolazioni civili, ammoniscono ad aggiornare la panificazione della protezione e la salvaguardia del fronte interno, che va ben oltre agli interventi emergenziali NBCR. comprendendo le situazioni di crisi derivanti da atti di aggressione alla Nazione. Un’articolazione operativa della difesa si può realizzare, secondo la pianificazione italiana,  attraverso un sistema protetto, sottratto al decentramento e sottoposto alla esclusiva legislazione dello Stato insieme  alla Protezione Civile, che è un sistema aperto oggetto di decentramento. La convergenza dei due sistemi, cooperanti in caso di necessità, è assicurata a livello politico al fine di una sinergia verso la resilienza nazionale.

Ciò non esclude  che, almeno in circostanze estreme, la Difesa “Civile” possa essere anche armata.

L’esperienza COVID ha richiamato l’attenzione sul prolungarsi nel tempo delle crisi epidemiologiche, che, dal punto di vista sanitario, hanno similitudini con l’assistenza alle popolazioni in periodo di belligeranza, caratterizzata dalla imprevedibilità dei tempi di accadimento  e di cessazione nonché dall’estensione degli obiettivi sensibili.

La esiguità delle FF.AA. in rapporto ai possibili impieghi in missioni non propriamente di pace, richiederebbe una revisione della pianificazione di eventuali interventi di rilevante intensità e di imprevedibile durata. Del resto, la cooperazione con le FF.AA., attuata in varie esercitazioni, è tuttora  operativa con “Strade Sicure” mentre, nell’apatia generale, l’Italia ha attivato il sistema di Difesa Civile dal marzo 2022.

In tali prospettive l’UNUCI potrebbe svolgere nuovi compiti di particolare rilevanza.