{"id":1473,"date":"2022-02-06T20:04:32","date_gmt":"2022-02-06T19:04:32","guid":{"rendered":"https:\/\/chiavari.unuci.org\/sito\/?p=1473"},"modified":"2022-02-15T01:32:16","modified_gmt":"2022-02-15T00:32:16","slug":"fortificazioni-bastionate-xvi-xviii-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/chiavari.unuci.org\/sito\/fortificazioni-bastionate-xvi-xviii-secolo\/","title":{"rendered":"FORTIFICAZIONI BASTIONATE   XVI \u2013 XVIII Secolo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:26px\"><strong>PREMESSA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Le tavole che seguono vanno dal XVI al XVIII secolo, esse mostrano una parabola determinata dall\u2019introduzione delle bocche da fuoco e dal continuo perfezionarsi della metallurgia, sia nella fusione che nei metodi di lavorazione, una capacit\u00e0 che in Inghilterra diede vita sul finire del XVIII secolo alla Rivoluzione Industriale dei telai meccanici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Vi fu un continuo miglioramento che rimane tuttavia entro i parametri delle bocche da fuoco ad anima liscia ed alla limitata potenza del propellente costituito dalla polvere nera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Con il XIX secolo vi \u00e8 l\u2019introduzione di nuove polveri, la rigatura delle bocche da fuoco e l\u2019uso di nuovi metalli, che manifestano il loro effetto gi\u00e0 dalla met\u00e0 del secolo, basti pensare in America alla guerra civile in Europa alla guerra franco-prussiana ed in Italia agli assedi di Gaeta e Messina, fino a rivoluzionare totalmente il concetto di fortificazione con la nuova potenza delle armi e i nuovi mezzi aerei e cingolati della Grande Guerra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il maggiore del <strong>Genio E. Rocchi<\/strong> nell\u2019introduzione alla sua opera, \u201c<em>Le origini<\/em> <em>della fortificazione moderna<\/em>\u201d edizioni Voghera Enrico, Roma 1894, cos\u00ec si pronuncia: \u201c<em>Le forme primitive dell\u2019architettura militare del Rinascimento, fondate sul concetto del fiancheggiamento e della difesa radente, contengono in germe gli elementi dal quale, nei secoli successivi,&nbsp; di fronte al perfezionarsi dei mezzi d\u2019offesa e in corrispondenza al progresso delle scienze fisiche e meccaniche, potenti sussidiarie dell\u2019ingegneria militare, trassero origine i pi\u00f9 svariati sistemi di fortificazione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>&nbsp;I colossali ordinamenti difensivi dell\u2019epoca odierna, favoriti o resi necessari dalla potenza e dalla gittata delle artiglierie, dall\u2019impiego del vapore e dell\u2019elettricit\u00e0 e dalla mole degli eserciti, sono informati, nell\u2019insieme e nei particolari, agli stessi concetti che guidarono gli architetti italiani dei secoli XV e XVI alla ricerca della magistrale bastionata e dalla costruzione di piazze di limitatissima estensione,<\/em> <em>rispondenti alle esigenze militari e proporzionate alle risorse della tecnica e dell\u2019industria di quell\u2019epoca. Cos\u00ec, ad esempio, l\u2019azione fiancheggiante, limitata a poche centinaia di metri, che gli architetti italiani ottennero mirabilmente con l\u2019organizzazione difensiva dei fianchi dei baluardi, risponde allo stesso concetto di quella estesa a parecchi chilometri che, nelle fronti difensive degli odierni campi trincerati, \u00e8 affidata alle bocche da fuoco corazzate, disposte in batterie sul rovescio delle opere o in torri girevoli.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; L\u2019identit\u00e0 del concetto direttivo dell\u2019odierna arte fortificatoria e di quella che segu\u00ec l\u2019introduzione delle armi da fuoco, porta pertanto a comprendere le forme difensive, in apparenza le pi\u00f9 disparate, in un solo periodo storico: il periodo della fortificazione moderna, della quale la magistrale bastionata rappresentala primitiva manifestazione<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:25px\"><strong>Evoluzione storica<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">&nbsp;Il progressivo perfezionamento delle fortificazioni con il rinforzo dei bastioni e la costruzione di opere esterne, quali i rivellini, atti a mantenere a distanza le fanterie nemiche, fece s\u00ec che si procedette a perfezionare la guerra per mine e si introdusse la costruzione lenta ma progressiva delle parallele per l\u2019avvicinamento alle opere difensive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La guerra per mine, mediante scavi alle fondamenta delle fortificazioni assediate, viene gi\u00e0 teorizzata a partire dal XV secolo da Domenico da Firenze nel 1403 durante l\u2019assedio di Pisa, ma le prime prove pratiche avvengono all\u2019assedio di Belgrado contro Amurath nel 1439 e nell\u2019assedio di Costantinopoli nel 1453.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Mariano da Jacopo detta le prime rudimentali regole nell\u2019uso delle mine a polvere, ma \u00e8 solo con Francesco di Giorgio Martini che vi \u00e8 una teorizzazione completa nell\u2019esecuzione delle mine, con l\u2019adozione di un tracciato a risvolti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">&nbsp;Il progressivo perfezionamento delle fortificazioni con il rinforzo dei bastioni e la costruzione di opere esterne, quali i rivellini, atti a mantenere a distanza le fanterie nemiche, fece s\u00ec che si procedette a perfezionare la guerra per mine e si introdusse la costruzione lenta ma progressiva delle parallele per l\u2019avvicinamento alle opere difensive.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La guerra per mine, mediante scavi alle fondamenta delle fortificazioni assediate, viene gi\u00e0 teorizzata a partire dal XV secolo da Domenico da Firenze nel 1403 durante l\u2019assedio di Pisa, ma le prime prove pratiche avvengono all\u2019assedio di Belgrado contro Amurath nel 1439 e nell\u2019assedio di Costantinopoli nel 1453.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Mariano da Jacopo detta le prime rudimentali regole nell\u2019uso delle mine a polvere, ma \u00e8 solo con Francesco di Giorgio Martini che vi \u00e8 una teorizzazione completa nell\u2019esecuzione delle mine, con l\u2019adozione di un tracciato a risvolti.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/chiavari.unuci.org\/sito\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/bastioni-F-B-8-1.jpg\" alt=\"https:\/\/chiavari.unuci.org\/sito\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/bastioni-F-B-8-1.jpg\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La prima applicazione ben documentata delle mine a polvere avviene nel 1495 all\u2019assedio di Castelnuovo a Napoli da parte degli Aragonesi a danno del presidio francese lasciato da Carlo VIII, una volta ritiratosi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La storia si ripete nel 1503 all\u2019assedio di Castello dell\u2019Ovo, sempre a Napoli, ad opera degli spagnoli di Consalvo di Cordova, sempre contro i francesi di Francesco I,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">precedentemente battuti a Cerignola. Altre mine da ricordare sono quelle dei turchi all\u2019assedio di Rodi nel 1522 per la loro grandiosit\u00e0 e nel 1550 all\u2019assedio di Aphrodiscum, fortezza tra Tunisi e Tripoli, ad opera dell\u2019ingegnere Antonio Ferramolino, per le difficolt\u00e0 tecniche del terreno che imposero scavi a trincea protetti lateralmente e superiormente da travate e panconi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Sempre nel XVI secolo si devono ricordare le prime mine offensive a partire dall\u2019assedio di Padova nel 1509, in cui sotto i bastioni o baluardi furono preparate delle \u201ccave\u201d caricate con barili di polvere da fare brillare se gli assalitori avessero occupato l\u2019opera difensiva, come effettivamente avvenne nel bastione di Codalunga quando il capitano Giovanni Gregori di Perugia, detto il \u201cCitolo\u201d,&nbsp; &nbsp;fece scoppiare la mina seppellendo gli assalitori spagnoli e salvando dalla presa Padova, inducendo cos\u00ec l\u2019imperatore Massimiliano a levare dopo 40 giorni l\u2019assedio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La prima applicazione ben documentata delle mine a polvere avviene nel 1495 all\u2019assedio di Castelnuovo a Napoli da parte degli Aragonesi a danno del presidio francese lasciato da Carlo VIII, una volta ritiratosi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La storia si ripete nel 1503 all\u2019assedio di Castello dell\u2019Ovo, sempre a Napoli, ad opera degli spagnoli di Consalvo di Cordova, sempre contro i francesi di Francesco I,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">precedentemente battuti a Cerignola. Altre mine da ricordare sono quelle dei turchi all\u2019assedio di Rodi nel 1522 per la loro grandiosit\u00e0 e nel 1550 all\u2019assedio di Aphrodiscum, fortezza tra Tunisi e Tripoli, ad opera dell\u2019ingegnere Antonio Ferramolino, per le difficolt\u00e0 tecniche del terreno che imposero scavi a trincea protetti lateralmente e superiormente da travate e panconi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Sempre nel XVI secolo si devono ricordare le prime mine offensive a partire dall\u2019assedio di Padova nel 1509, in cui sotto i bastioni o baluardi furono preparate delle \u201ccave\u201d caricate con barili di polvere da fare brillare se gli assalitori avessero occupato l\u2019opera difensiva, come effettivamente avvenne nel bastione di Codalunga quando il capitano Giovanni Gregori di Perugia, detto il \u201cCitolo\u201d,&nbsp; &nbsp;fece scoppiare la mina seppellendo gli assalitori spagnoli e salvando dalla presa Padova, inducendo cos\u00ec l\u2019imperatore Massimiliano a levare dopo 40 giorni l\u2019assedio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">In opposizione alle mine con polvere si studiarono delle contromisure che riducessero l\u2019effetto delle esplosioni dando sfogo alla pressione dei gas, furono ideati quindi i pozzi a campana, gli androni a piramide e altri vuoti, quali corridoi e le casematte in serie ricavate dalle muraglie, di cui maestri ne furono Giuliano e Antonio da Sangallo nella Rocca d\u2019Ostia (1483) e nel baluardo Ardeatino (1535), descritti nel \u201cTrattato\u201d di Luigi Marini.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/chiavari.unuci.org\/sito\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/bastioni-F-B-9.jpg\" alt=\"https:\/\/chiavari.unuci.org\/sito\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/bastioni-F-B-9.jpg\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ma \u00e8 con lo scritto di Francesco de Marchi,&nbsp; \u201cArchitettura militare\u201d, che vi fu una descrizione completa delle contromisure, che trovarono una prima completa applicazione nel 1572 per volont\u00e0 di Emanuele Filiberto nella cittadella di Torino eretta nel 1564.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Le contromisure erano a due ordini, con piazze allargate e collegate tra loro, nelle quali si aprivano dei fornelli con esplosivi per le contromine, un sistema che salv\u00f2 Torino nell\u2019assedio del 1706, quando Pietro Micca con il proprio personale sacrificio fece saltare una delle gallerie all\u2019avvicinarsi dei granatieri francesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Altri miglioramenti furono ottenuti nel XVII secolo dai francesi ad opera del Vauban e del Belidor, anche a seguito dell\u2019esperienza maturata nell\u2019assedio di Candia (1666-69), ma sempre rifacendosi agli studi degli ingegneri italiani, di cui resta una magnifica traccia nella cittadella di Alessandria e nel sistema difensivo sulle alture di Genova.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Si giunge quindi all\u2019ultimo periodo, quello tra la met\u00e0 dell\u2019Ottocento e la Grande Guerra, con le fortificazioni francesi di Verdun ed il sistema dei forti sulla fronte italo-austriaca, il cui risultato fu differente per il metodo di costruzione e i materiali utilizzati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Ad un sostanziale risultato positivo dei francesi le cui strutture resistevano anche ai colpi da 420 degli obici, vi fu un risultato dubbio sul fronte italiano essendo le strutture testate per i calibri medi da 150, a parte l\u2019eroica difesa nel novembre 1917 di Forte Festa sulle Alpi Carniche, come descritto ampiamente nel testo di Leonardo Malatesta \u201cI forti della Grande Guerra. Le opere italiane ed austriache protagoniste della guerra dei forti 1915-1917\u201d, Pietro Macchione editore 2015.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">La guerra dei forti dal 23 maggio al 25 luglio 1915, non fu che un lungo duello di artiglieria, a cui segu\u00ec il loro disarmo per la nostra iniziale carenza di artiglierie sui fronti trincerati dell\u2019Isonzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Questo&nbsp; loro risultato positivo indusse tuttavia i francesi ad appoggiarsi negli anni tra le due guerre sulla speranza della linea Maginot, rinunciando a sviluppare le nuove tecniche di combattimento nate dai progressi tecnici, fino alla sconfitta del giugno 1940. Sempre nella Grande Guerra si deve rammentare l\u2019ultimo utilizzo delle \u201cmine di polvere\u201d per demolire i campi trincerati&nbsp; posti sulle cime montagnose, come pure fu perfezionato il sistema delle trincee attraverso parallele, piazzole, collegamenti e casermaggi interrati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\" style=\"font-size:25px\"><strong>Ten. cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><em>Tavole allegate tratte dalle opere di:<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"has-medium-font-size\"><li><em>E. Rocchi, Le origini della fortificazione moderna, Roma 1894;<\/em><\/li><li><em>Trattato di fortificazione moderna per giovani militari italiani, di Antonio &nbsp;Soliani Raschini, in Venezia 1748.<\/em><\/li><\/ul>\n\n\n\n<figure class=\"is-layout-flex wp-block-gallery-1 wp-block-gallery aligncenter columns-1 is-cropped\"><ul class=\"blocks-gallery-grid\"><li class=\"blocks-gallery-item\"><figure><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/chiavari.unuci.org\/sito\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/fortificazioni-2-700-10-2-e1644173507421.jpg\" alt=\"\" data-id=\"1479\" data-full-url=\"https:\/\/chiavari.unuci.org\/sito\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/fortificazioni-2-700-10-2-e1644173507421.jpg\" data-link=\"https:\/\/chiavari.unuci.org\/sito\/fortificazioni-bastionate-xvi-xviii-secolo\/fortificazioni-2-700-10-3\/\" class=\"wp-image-1479\"\/><\/figure><\/li><\/ul><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PREMESSA Le tavole che seguono vanno dal XVI al XVIII secolo, esse mostrano una parabola determinata dall\u2019introduzione delle bocche da fuoco e dal continuo perfezionarsi della metallurgia, sia nella fusione che nei metodi di lavorazione, una capacit\u00e0 che in Inghilterra diede vita sul finire del XVIII secolo alla Rivoluzione Industriale dei telai meccanici. &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 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